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Mercoledì, 11 Gennaio 2017 17:12

Salvatore Bagni: “Se Vannini non si fosse infortunato, avrei vinto lo scudetto anche con il Perugia”

Salvatore Bagni Salvatore Bagni foto 1000cuorirossoblu.it

di Giovanni Fiorentino

CORREGGIO - Gli inizi al Carpi, la consacrazione a Perugia e Milano e lo Scudetto a Napoli, senza contare la Nazionale.

“C' è stato un tempo in cui giocare a Perugia rappresentava una svolta, per i giovani: i più bravi giocavano a prescindere dall' età”. Parole e musica di Salvatore Bagni, una vita calcistica spesa prima sulla fascia e poi ad incrociare i garretti in mezzo al campo.

Come riassumerebbe la sua esperienza in biancorosso?

Meravigliosa, fu il mio trampolino di lancio. Avevo 20 anni e venivo dalla Serie D, il triplo salto sino alla A rappresentava un' incognita. Sfondai grazie al mio carattere e alla fiducia di mister Castagner, il quale mi inserì nell' undici titolare sin da un' amichevole estiva contro il Norcia.

Proprio Castagner sostiene che se Vannini non si fosse infortunato, nel 1979 vi sareste laureati Campioni d' Italia.

Io sono sempre d' accordo con Ilario (ride, ndr). Franco era un riferimento importante sui calci piazzati, aveva buona confidenza con il gol. Resta comunque il ricordo di una stagione strepitosa, chiusa da imbattuti. Era una squadra costruita con parsimonia ed intuito, i meriti li dividerei fra il mister, il direttore sportivo Ramaccioni e il presidente D' Attoma.

Che ricordi conserva di lui?

Possedeva carisma e cortesia nei modi, non aveva bisogno di alzare la voce. Quando tu ad esempio andavi nel suo studio deciso a chiedere un aumento, lui ascoltava e acconsentiva. Poi però ti rabboniva senza che te ne accorgessi e una volta uscito ti rendevi conto di aver ottenuto meno di quanto pretendessi all' inizio(ride,ndr).

La favola si interrompe bruscamente nel 1981, con la retrocessione in B.

Accusammo le scorie del calcioscommesse, inutile girarci attorno. Psicologicamente non eravamo sereni, non riuscivamo ad esprimerci al meglio. Mi spiace soprattutto per il tecnico Ulivieri, gli ho chiesto scusa più volte per non essere riuscito a dare quanto avrei potuto.

Dopo Perugia andò all' Inter, dove Marchesi la convertì in mediano.


Tre stagioni importanti, senza la discussione che ebbi con il presidente Pellegrini magari sarei rimasto. Fu proprio Marchesi, passato al Napoli, a convincermi a seguirlo. E non ho mai avuto modo di pentirmene.

Sotto il Vesuvio vinse lo Scudetto nel 1986/87: qual è la prima immagine che le viene in mente?


L’arbitro Pairetto che fischia la fine della partita contro la Fiorentina, decisiva per il titolo. Ricordo bene l’emozione e la festa di un' intera città. Un sogno diventato realtà.

In Nazionale mise insieme 41 presenze e 5 reti. Ai Mondiali in Messico del 1986 cosa non funzionò?


Dopo aver vinto il titolo nell’82 le attese erano enormi, ripetersi era difficile. Io giocai discretamente e infatti fui tra quelli confermati anche da Vicini, con Altobelli e Cabrini.

Tornando al Perugia, che ne pensa della società attuale?

Ho fiducia nella dirigenza, Santopadre è un presidente che non fa il passo più lungo della gamba, economicamente parlando. Conosco bene anche Goretti, l' augurio è che presto si possa tornare a calcare certi palcoscenici più consoni al blasone societario.

 

La promozione è un traguardo possibile?

La rosa mi sembra ben assortita. Penso che l' obiettivo minimo sia il raggiungimento dei play – off e un piazzamento in classifica dal nono posto in giù rappresenterebbe un fallimento. Manco al Curi dalla gara contro il Modena di due anni fa, mi fece piacere rivedere migliaia di tifosi sugli spalti. Guardandoli chiusi gli occhi per un attimo, rivivendo in un lampo le stesse emozioni di quasi quarant' anni fa.

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