Reportsport-podismo
 
.

 

.

 

Mercoledì, 15 Novembre 2017 11:45

Roberto Barbi, il podista che lo sport ha cancellato per doping

di Gina Nesti

LUCCA – I circoli Arci gli sono preclusi, così come i luoghi dove occorre mostrare una tessere per accedere: Uisp, Acsi, Fidal, ovvero tutti gli enti affiliati al Coni. Spazi proibiti al podista Roberto Barbi.

Non può assistere a gare di basket, di calcio, tennis o volley. E non può nemmeno correre su una pista di atletica.  Sportivamente morto. Perché Barbi, ex azzurro, è stato squalificato per doping, tre volte: la prima nel 1996 per sei mesi, la seconda ai Campionati mondiali di Edmonton che gli è costata la sospensione dal 2001 al 2005, la terza nel 2009, risultato positivo all'Epo dopo l'esame di una provetta raccolta nel 2008 dopo la mezza maratona francese  di Mende. 

Ma chi è Roberto Barbi? Nato a Barga, inizia a correre il primo settembre del 1975, all’età di 9 anni, con il Gruppo sportivo Catagnana. All'inizio partecipa a gare di paese. Ancora ragazzino, a Montecarlo di Lucca, in una corsa non competitiva, arriva al traguardo alle spalle di Claudio Simi, allora campione europeo. Simi rimane colpito dalla performance del ragazzino e lo fa tesserare nella sua società, l’Orecchiella.

Barbi (nella foto a sinistra, alla partenza della Porretta-Corno alle Scale) inizia a partecipare alle corse in montagna dove colleziona qualche buon risultato, ma quella specialità serve all’atleta per testare le sue capacità di resistenza. Parte per il militare e si ferma per un anno. La sfortuna vuole che all’epoca, la corsa in montagna non contemplava le discipline che davano accesso al Centro sportivo militare, questo gli impedì di correre per i colori dell'Esercito.

E' a 28 anni che inizia a fare sul serio. Si rende conto che in strada le sue performance sono migliori, la corsa in montagna gli è servita per fare il salto. La fatica che durava in salita gli hanno fatto capire come si possa correre "con la testa" sulle lunghe distanze. Inizia così la sua carriera nel mondo dell’atletica. E’ un’escalation: partecipa a manifestazioni nazionali e internazionali e veste la maglia azzurra.

Il suo personale in maratona è 2 ore 10 minuti e 12”, ottenuto alla maratona di Venezia nel 2000; nella mezza maratona vanta un 1 ora 1' 49'', ottenuto a Gargnano del 2000: un tempo da atleta keniano. Tra i suoi risultati più importanti spicca il 6º posto nella maratona di New York del 1998, classificandosi primo di tutti gli Europei. Specialista della maratona, si è classificato 20º ai Campionati del mondo di Siviglia nel 1999.

Per l'atlema lucchese il dopo squalifica non è stato facile, fuori dalle gare e attaccato da stampa e dallo stesso mondo che per lui contava molto. L’ultimo attacco è arrivato nel luglio scorso, dopo la sua partecipazione alla non competitiva della Porretta-Corno alle Scale. Una prova che lo aveva portato ad arrivare al traguardo ancor prima del vincitore della corsa. Il pubblico presente a quella manifestazione  lo aveva acclamato, incitato, applaudito. Poi fu il caos mediatico.

Un attacco durissimo contro di te.

Sono deluso. Ho corso in quella gara perché sono stato invitato dagli organizzatori. Non sapevo di non poter partecipare, neppure alle non competitive. Le società bolognesi si sono ribellate contro di me per la storia del doping.

Tu che cosa hai fatto?

Non conoscevo la legge e mi sono informato. Sono andato in Procura federale a Roma. Ho scoperto, che io non posso partecipare alle non competitive abbinate alle competitive. Posso solo partecipare a manifestazione benefiche.

Un atleta forte come te che bisogno aveva di ricorrere al doping?

Questo è un tasto dolente. A quell’epoca mi sono messo al pari degli altri. Ero stanco di arrivare sempre dietro.

Ma il doping lo hai utilizzato in maniera sistematica o solo in episodi sporadici?

Mi sono aiutato solo in certe occasioni, ci tenevo alla salute e poi aveva anche un costo.

Tanti atleti ti hanno contestato alle premiazioni quando vincevi.

Sì, di sceneggiate nei miei confronti ne ho vissute molte durante le premiazioni.

Come vivi questa esclusione da quel mondo, per te così importante?

Sono passati tanti anni e mi sono adagiato. Non ho più la cattiveria e la rabbia di una volta.

E oggi che cosa fai?

Svolgo il mio lavoro: faccio i turni in cartiera e nel tempo libero corro. Forse anche troppo.

Sfoghi la rabbia correndo?

No, cerco solo di stare bene. La corsa non è solo andare la domenica a vincere premi, ma è anche stare bene con se stessi, fisicamente e psicologicamente.

E la passione che ti legava alla corsa?

La passione c’è sempre.

Ti mancano le gare?

Un po’ si.

Quando potrai rientrare?

E' una bella domanda. Dovevo rientrare il 9 marzo del 1924, ma ora con lo sbaglio che ho fatto a Porretta, credo che mi raddoppieranno la squalifica. Sono finito.

Come vivi oggi le vittorie degli altri?

Mah! Vorrei sapere come si fa a correre e vincere 20 maratone all’anno sotto le 2 ore 20’, e addirittura correrle con quei tempi in due giorni consecutivi.

E il mondo dell’atletica dopo la tua squalifica?

Ha fatto come la Nazionale di calcio in questi giorni. Ho visto solo una medaglia conquistata da Meucci a Zurigo.

Se tornassi indietro riprenderesti il doping?

Assolutamente no. Mi ero costruito un mondo, un grande mondo che ho distrutto. Oltre a non potere più partecipare alle gare mi sono sputtanato. In Italia come ti muovi ti ammazzano. Sono dispiaciuto per la mia famiglia.

Uno sbaglio che hai pagato a caro prezzo.

Molto caro. Spero che il futuro passi una legge che oltre a squalificare l’atleta positivo al doping faccia pagare anche le società. Il doping sparirebbe.

Che cosa diresti oggi ad un ragazzo che inizia a correre?

Di credere nell’allenatore prima di tutto. E di guardarsi sempre le spalle da persone che a volte ti istigano al doping.

 

 

 

 

SEDONI 300x425banner