header rsport
 
.

 

.

 

Martedì, 13 Febbraio 2018 11:45

"Cisco" De Mecenas, il regista che pitturava col pallone

di Gina Nesti

PISTOIA- E’ sangue brasiliano quello che scorre nelle vene di Francisco De Mecenas, nato a Rio de Janeiro 72 anni fa.

Semplicemente “Cisco” per gli amici.

Appena il tempo per respirare il clima brasiliano, per memorizzare suoni e colori di quel Paese, e via verso l’Italia. A 4 anni Francisco si trasferisce a Pistoia con la madre e la sorella Cristina e a Pistoia crescerà a pane e calcio sotto lo sguardo severo ma amorevole di don Siro Butelli, anima del Tempio e scopritore di talenti e costruttore di uomini.

Ma Rio non può scomparire dal cuore e dalla testa di Cisco, come non potevano essere dimenticati i primi calci tirati al pallone, sulla spiaggia di Copacabana insieme ad altri ragazzini che come lui sognavano di diventare campioni.

E Cisco, seppur lontano dalla metropoli brasiliana, campione lo è diventato lo stesso.

La sua storia è immortalata in un diario sulla cui prima pagina c’è una dedica fatta dal figlio il giorno di Natale del 1987: “Dedico questo album al mio babbo in ricordo di quando era un grande calciatore. Tuttavia il fatto che ora non lo sia più non deve rattristarlo perché in ogni caso ha vinto la sua battaglia con la vita dimostrandosi un grande padre, il migliore che un figlio possa desiderare. Questa è la mia poesia per te babbo. David”

Il diario contiene foto, articoli di giornali nazionali dell’epoca: Stadio, il Messaggero di Roma, la Nazione; i contratti stipulati dal calciatore a partire da quello con l’Ascoli che porta la data del 15 agosto 1966, per proseguire con quello con la Roma datato 1 luglio 1970. Tutta la sua carriera immortalata su pagine e pagine ingiallite dal tempo ma conservate gelosamente e con tanto amore dal figlio.

La storia calcistica di De Mecenas nasce a Pistoia sotto la guida di Tito Bini, un maestro. Con lui, Cisco ha fatto emergere quel talento innato, quella passione per il pallone che lo hanno reso un calciatore tecnicamente forte e bello da vedere.

Una crescita progressiva e dirompente che portò tanti talent scouts a seguirlo su ogni campo. E così iniziarono ad arrivare numerose richieste di società nazionali: Prato, Fiorentina, Milan, Bologna; la spunto la squadra felsinea. Cisco aveva 16 anni.

De Mecenas si trasferì a Bologna ed indossò la maglia da titolare nella squadra giovanile, sotto le due torri iniziò la sua carriera da professionista.

Da subito stupì gli addetti ai lavori. Il Ds rossoblu Bovina, dopo averlo visto giocare, rilasciò un intervista a Stadio: “Mi ha stupito quel De Mecenas, l’ultimo arrivato ha giocato con l’autorità di un anziano”.

I giornali cominciarono a seguire con più attenzione quel ragazzino che dava del tu al pallone. Bologna era una piazza difficile, i tifosi amavano il bel calcio e avevano il palato fine, ma tutti parlavano del talento di questo brasilian-toscano e non tardarono ad arrivare richieste importanti alla società rossoblu.

Nel 1966 arriva l’ingaggio dell’Ascoli dove rimarrà tre anni. Ed è proprio in quella squadra che Cisco dette il meglio di sé. I giornali sportivi riportavano grandi titoli sulle gesta in campo di quel ragazzo che veniva sì da Pistoia, ma che mostrava la classe e il tocco del campione brasiliano.

Già dalle prime partite Cisco entrò nel cuore dei tifosi che dagli spalti lo acclamavano ad ogni suo ingresso in campo ed ad ogni uscita era un tripudio, perché lui era sempre uno dei migliori in campo. La sua classe contribuì a dare un’anima alla squadra bianconera e a far divertire i tifosi ascolani.

E i titoli dei giornali si sprecavano: “De Mecenas riporta al successo la del Duca Ascoli”, e ancora “Ascoli vince con la Nardo 1-0. Stoccata di De Mecenas” (Stadio).

Il Messaggero di Roma dopo una vittoria dell’Ascoli con la Jesina commentava: “In evidenza nella Del Duca Ascoli il centrocampista De Mecenas apparso il più lucido e preciso nei suggerimenti. A lui si debbono le migliori iniziative bianconere e anche le due conclusioni che hanno propiziato le prime reti per la sua squadra”.

Partita dopo partita attirava sempre più l’attenzione su di sé.

Un altro giornale dell’epoca dopo la vittoria dell’Ascoli con il Lecce scriveva: “De Mecenas si è subito imposto come giocatore di razza autentica, capace di reggere il centro campo e di infiltrarsi validamente nelle manovre offensive”. E ancora: “Prodezze di De Mecenas; “Una prodezza di De Mecenas e la Del Duca supera il Taranto”.

Nel 1969 l’Ascoli lo cedette al Lecce dove De Mecenas rimase un solo anno.

Poi la consacrazione a livello nazionale. E’ il 1970, la Roma lo chiamò alla corte di Herrera: era la serie A tanto sognata. Aveva 24 anni. Ma Roma anche in quegli anni era una piazza complicata e la sua permanenza nella capitale durò pochi mesi, la società giallorossa lo cedette alla Reggina.

Ma nel suo destino c’era di nuovo la sua terra d’adozione: Pistoia. Così nel campionato 1971-72 vestì la maglia arancione debuttando contro il Pietrasanta, nel novembre 1971. Una bella stagione per la Pistoiese ma anche per il calciatore che conterà 23 presenze e 7 reti in quel campionato. Una stagione da incorniciare. Il campionato termina con Pistoiese e Montevarchi a 47 punti. La promozione in serie C le due squadre se la giocano in un epico spareggio allo stadio Franchi di Firenze, il 3 giugno del 1972. Pistoia si svuota, ma il sogno della promozione, svanisce all’88’ quando Scarpa realizza il gol della vittoria del Montevarchi.

Al termine di quel campionato, De Mecenas tornò a Lecce dove vestì la maglia giallorossa per un solo anno.

Nel 1973, Marcello Melani lo riportò a Pistoia, non per vestire la maglia arancione, ma quella amaranto dell’Unione Valdinievole. Sotto la presidenza Melani, De Mecenas conquistò la Coppa Italia Dilettanti.

Finita la carriera da calciatore iniziò quella di allenatore: Pescia, Quarrata, Lampo, Agliana, Sarzanese in C2 e Monsummano.

Il diario dei ricordi termina con una pagina scritta a caratteri cubitali in stampatello dal figlio David: “Il mio babbo allenatore, campionati vinti: Pescia, Monsummano, Agliana”, e poi ancora articoli a confermare i successi di Cisco tecnico.

Chiuso il diario di una vita, riavvolgiamo la bobina della memoria.

Dove hai trascorso la tua infanzia?

A Pistoia con i ragazzi al Tempio di Don Siro. Sono cresciuto con Tito Bini. Penso di essere stato il primo giocatore ad essere stato ceduto ad una società professionistica.

Prima Bologna poi Ascoli, come ricordi l’esperienza con la maglia bianconera?

Positiva. I miei gol più belli li ho fatti nell’Ascoli, in serie C. Giocavo insieme a Carletto Mazzone. Diciamo che ero il loro cucciolo, io avevo 20 anni e loro ne avevano 26, 27. Erano tutti più grandi di me, si andava a giocare in campi anche molto brutti, a quei tempi Crotone, Siracusa, Trapani erano campi veramente difficili.

Nel 1970 hai esordito in serie A nella Roma di Herrera quale ricordo hai di lui?

Era in fase calante. Si vedeva poco. Non avevo un grosso rapporto con lui. Nella mia questione lui non ci guadagnò nulla e non aveva una grande attrazione nei miei confronti . Neppure i due gol bellissimi che feci alla Lazio lo convinsero a farmi rimanere in pianta stabile nella Roma.

Dopo Roma, la parentesi con la Reggina, poi l’arrivo alla Pistoiese in serie D, nella stagione 1971-72, col presidente Oriano Ducceschi. Cosa ti è rimasto di quella esperienza?

Quella stagione per me è stata molto bella non ho perso una partita, le mie uniche assenze furono con lo Spoleto e il Montevarchi la, finale allo stadio di Firenze che ci è costata la serie C.

Ti ricordi il rigore che sbagliò Dal Monte con lo Spoleto?

Ero in tribuna. La settimana prima fui io a sbagliare un rigore contro l’Angelana, l’allenatore pensò che avessi sbagliato il rigore di proposito per farlo fuori e mi lasciò in tribuna.

Che ricordi hai di Stefano Dal Monte?

Ricordo che i rigori facili li tirava lui, quelli difficili toccavano a me.

Ereditieri, Fanucchi, Dal Monte e De Mecenas il brasiliano che pennella il gioco con classe e intelligenza così sei ricordato nell’annuario di Athos Querci. Questa era la Pistoiese di allora , quanto è cambiata oggi?

Non lo so perché non la seguo, nonostante la mia amicizia con Orazio Ferrari.

Marcello Melani cosa è stato per te?

L’uomo che mi prese per giocare nella Valdinievole. Quella fu una bella squadra con Demin in porta Fregonas. Magli, Menconi, Vezzosi, Campana, Migliorini. Bolchi era l’allenatore, poi venne a Pistoia e io preferii rimanere a Borgo a Buggiano come allenatore. A quel tempo ero fidanzato a Montecatini e rimanere in zona per me era importante.

Si può definire il calcio vero quello del passato?

Era un calcio diverso

Sei rimasto in contatto con qualche compagno di squadra, sono nate delle amicizie vere?

E’ difficile coltivare amicizie quando un anno sei in una città l’anno dopo in un’altra

Oggi chi è De Mecenas?

Un pensionato che vive come tale e cerca di stare dietro ai nipoti

Hai qualche rimpianto?

No. L’unico rimpianto è quello di essere nato troppo presto.

Come vedi il calcio oggi?

Oggi il calcio è diverso da quello dei miei tempi. E’ diventato un business, C’è un contorno che non è giusto. Allora si facevano i contratti con le società, ci si metteva davanti con il presidente che ti guardava male. Ti toccava firmare anche se non eri d’accordo. Oggi ci sono i procuratori a contrattare.

Tanti giocatori della pistoiese sono arrivati a Pistoia ed hanno deciso di rimanerci a vivere con la famiglia come Rognoni, Frustalupi, ma anche Ereditieri, Crema, Fregonas e tanti altri: Pistoia attrae?

Sicuramente si. Ma tanti altri sono rimasti a vivere nelle città dove hanno terminato la carriera calcistica.

Per te Pistoia che cosa è?

La città dove sono cresciuto ed è iniziato tutto.

SEDONI 300x425banner